• Gennaio

    28

    2020
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La stanza polisensoriale

La stanza polisensoriale

La stanza polisensoriale è anche definita con il neologismo snoezelen, formato dalle parole olandesi snuffelen e doezelen. La prima significa esplorare (ma anche trovare), la seconda sonnecchiare. Si tratta di un metodo che ha preso piede per la prima vota in Olanda durante gli Anni Settanta e che si propone come terapia per le persone con disabilità di sviluppo mentale e cognitive oppure demenza. Adattando la consistenza tattile delle superfici, i suoni, l’atmosfera e l’illuminazione alle necessità dei pazienti e agli obiettivi che si desidera raggiungere, si mette a disposizione dell’utenza un’esperienza multisensoriale oppure ipersensoriale. In questo modo, attraverso la stanza polisensoriale è possibile fare sì che le persone affette da difficoltà intellettive e comunicative tornino a stabilire un contatto con il mondo circostante.

Il principio su cui si basa la stanza polisensoriale

Molto spesso i pazienti, proprio per i disturbi e le disabilità cognitive di cui soffrono, tendono a isolarsi e distaccarsi dalla realtà. È un processo che si autoalimenta dando vita a un circolo vizioso che influisce negativamente sul loro stato di salute. Perdendo il contatto con il mondo si distaccano anche dai punti di riferimento che possono aiutarli ad affrontare le difficoltà cognitive o comunicative. Ciò li spinge a un maggiore isolamento e la spirale continua, peggiorando sempre più. Al contrario, il metodo Snoezelen si basa su una stimolazione sensoriale controllata e sotto la totale e continua supervisione dell’operatore. Infatti è quest’ultimo a decidere a quali stimoli sottoporre gli ospiti. Tra le strumentazioni installate si ricordano:
– letti ad acqua;
– luci a LED di vari colori;
– diffusori di essenze;
– colonne d’acqua;
– protezioni morbide;
– arredi specificatamente progettati;
– proiettori;
– impianti per la riproduzione a intensità variabile di vibrazioni e suoni.
Inoltre il progetto è pensato appositamente per determinate categorie di utenza e per raggiungere particolari obiettivi. Al tempo stesso una stanza polisensoriale si caratterizza per essere estremamente flessibile e adattabile alle più disparate esigenze e settori. Una prova dell’efficacia di questo approccio terapeutico ed educativo è il fatto che una ricerca condotta dall’Università di Dundee ha determinato che sono numerose e diverse le tipologie di utenti che possono trarre benefici dall’uso di una stanza polisensoriale. Tra questi ci sono le persone autistiche, quelle affette da Alzheimer oppure demenza senile, disabilità di sviluppo o cognitive. Infine la Snoezelen room può essere installata negli alberghi e nei centri benessere come parte della SPA. Infatti gli ospiti e i clienti possono usufruire di questi spazi caratterizzati da un’atmosfera rilassatante e luci soffuse per raggiungere un profondo stato di relax e una totale rigenerazione psicofisica. Qui possono tenersi sedute di aromaterapia integrate da effetti luminosi e colorati e dall’ascolto di melodie che spingono al rilassamento.

Quali sono le categorie di utenza che beneficiano della stanza polisensoriale

Esistono diverse categorie di utenza che possono trarre benefici dall’uso di ambienti multisensoriali rappresentati dalla Snoezelen room. In particolare le stanze polisensoriali sono spazi pensati per coadiuvare i trattamenti per:
– le persone affette da demenza senile. Si tratta di individui con una bassa tolleranza allo stress e che quindi traggono benefici dal senso di relax e tranquillità che permane l’atmosfera della stanza. Al tempo stesso essere sottoposti a una mirata stimolazione sensoriale consente di evitare situazioni di deprivazione sensoriale oppure di sovraccarico ambientale che portano a scatti improvvisi o a sbalzi repentini di umore. Infine gli anziani affetti da demenza vengono coinvolti dall’operatore in attività che stimolano comportamenti positivi e l’interazione;
– le persone affette da autismo. La struttura delle stanze polisensoriali è studiata appositamente per stimolare in maniera controllata tutti i sensi dei partecipanti alla terapia, promuovendo comportamenti ed emozioni positive. Così si stimolano le sensazioni di fiducia e calma, si favorisce il relax, si riducono i sentimenti negativi (in particolare l’ansia e l’angoscia) e si combattono le pratiche di autolesionismo e i comportamenti aggressivi. In genere vengono adottati modelli innovativi che, oltre a combinare profumi, suoni, effetti luminosi, suoni e colori, integrano anche le tecniche riflessologiche e l‘esplorazione del mondo attraverso il tatto. Ad esempio, il pavimento può essere allestito per camminare a piedi nudi e incrementare il senso dell’eleqilibrio, mentre le pareti possono essere realizzate con materiali diversi abbinati insieme;
– le persone che soffrono di Alzheimer. La stanza polisensoriale rappresenta un ambiente protetto dove i pazienti sono esposti a un dosaggio controllato di stimoli. Così non rischiano il sovraccarico sensoriale, che porta a confusione, paura e perdita di contatto con la realtà. Al tempo stesso l’esposizione sensoriale è finalizzata a stimolare la memoria ricreando situazioni e ambienti a cui sono legate forti emozioni. Infatti i malati di Alzheimer tendono a contestualizzare fisicamente i ricordi;
– persone affette da differenti disabilità, permettendo loro di intraprendere un percorso di riabilitazione in un ambiente privo di stress.

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